Roman Mosaics of Britain I

Autore: David S Neal and Stephen R Cosh
Titolo: Roman Mosaics of Britain Volume I, Northern Britain, incorporating the Midlands and East Anglia
Editore: Illuminata Publishers for Society of Antiquaries of London

Reviewed by Antonella D'Ascoli in June 2009

IL Il Volume I, pubblicato nel 2002 da Illuminata Publishers (London) per conto della prestigiosa The Society of Antiquaries of London, si apre con una corposa Introduction (pagg.3-41) preceduta da un indice, i Contents, dall’elenco dei Donors (suddivisi in Institutions and Societies e Individuals), da un elenco delle Illustrations suddivise in ordine alfabetico per counties, da una Preface a firma del Presidente dell’ASPROM (Dr T W Potter), e da due pagine di Acknowledgements a firma degli autori David S Neal e Stephen R Cosh, datati August 2001.
Il catalogo vero e proprio è estremamente dettagliato e corposo, con schede scientifiche, numerate progressivamente, corredate da fotografie, disegni, piante; i mosaici sono ordinati per contea e per località, in ordine alfabetico; ogni sezione è preceduta da un indice parziale, e da una introduzione specifica.
map01Il Volume I tratta dei mosaici del Northern Britain, incorporating the Midlands and East Anglia.
L’ Introduction si apre con una sintesi critica dei precedenti tentativi di costituire raccolte dei mosaici pavimentali della Britannia romana, che muove dalle prime esperienze antiquarie risalenti al 1797, col volume di Samuel Lysons sui mosaici di Woodcester, cui fece seguito nei primi decenni dell’ ‘800 un altro lavoro dello stesso in 3 volumi in cui si illustravano i mosaici trovati in molti degli scavi dallo stesso eseguiti; il contemporaneo di Samuel Lysons, William Fowler, invece, produsse una serie di incisioni di pavimenti scoperti principalmente nel Lincolnshire e nelle contee settentrionali.
Queste incisioni determinarono la formazione di importanti collezioni di illustrazioni di mosaici.
Un’altra importante raccolta, poi, confluita nell’Ashmolean Museum fu quella del Professor Francis Haverfield (1860-1919); la collezione di disegni e dipinti raccolta dal Dr R Wollaston confluì, invece, nel Victoria and Albert Museum.
Più tardi il Dr David Smith nella sua tesi di dottorato (1952) cominciava a vedere i mosaici pavimentali come una fonte di datazione e interpretazione dei siti, raccogliendo una gran quantità di documentazione fotografica, attualmente custodita presso l’Università di Newcastle. Per arrivare agli Autori del presente catalogo che hanno cominciato ad occuparsi di mosaici negli anni ’60 e ’70 del secolo scorso; questi hanno attribuito grande importanza ad una corretta documentazione, sia fotografica, priva però di aberrazioni ottiche, sia mediante i più tradizionali disegni tessera x tessera e in scala.
L’ Introduction è suddivisa in paragrafi. L’argomento Mosaics: their discovery and subsequent history precede tutti gli altri. In esso gli Autori trattano delle sorti toccate ai mosaici individuati mediante scavi o portati alla luce fortuitamente o in seguito ai lavori agricoli, spesso, ricoperti, abbandonati, rimossi e custoditi in castelli, qualche volta riutilizzati come pavimenti di capanni di campagna; nella migliore delle ipotesi rimossi e confluiti nelle collezioni museali, ma in alcuni casi oggetto di restauri arbitrari. Gli Autori precisano che, nel presente volume, ove possibile, le foto riproducono i mosaici in situ prima del loro distacco per l’esposizione museale.
Un’altra storia molto interessante riguarda la riallocazione, quanto mai attuale, nella stazione ferroviaria, rinnovata, di Keynsham, fuori Bristol, di un mosaico raffigurante Orfeo da Newton St Loe, che fu trovato, integro, nel 1837; lo stesso, poi, nel 1851, veniva rimosso per la seconda volta per essere esposto nel Bristol Institution (che formerà in seguito il Bristol City Museum), ma la rimozione maldestra lo ridusse in centinaia di frammenti, e per di più dovette anche soffrire un incendio nei depositi del museo! mercurio
rudstonNell’argomento Mosaics: art and context, gli Autori, nell’affrontare questo delicato tema, sono ben consapevoli, da un lato, dell’abilità dei mosaicisti nella produzione di decorazioni musive di tipo geometrico, con schemi spesso molto complessi, mentre, d’altro canto, segnalano l’aspetto naïve delle rappresentazioni figurative, dove spesso la figura è trattata in modo semplicistico, priva di effetti di chiaroscuro e di profondità, caso emblematico il mosaico con Orfeo da Winterton (Mosaic 68.2).
Quanto al rapporto spaziale i mosaici pavimentali sembrano tener conto della funzione degli ambienti, e della disposizione in essi di possibili elementi del mobilio o di letti triclinari.
Per quanto riguarda ancora il figurativo, gli Autori notano che la maldestra resa figurativa dipendeva non solo dalla scarsa abilità dei mosaicisti, ma anche dai proprietari committenti troppo lontani dalla cultura classica.
Vengono esaminati, poi, i cospicui i nuclei di evidenze che Smith definì schools. Egli ne postulò quattro: una Corinian School con base a Cirencester (in cui si osservarono i due ambiti della Corinian Orpheus School e della Corinian Saltire School), una Durnovarian School con base a Dorchester, Dorset, una Petuarian School a Brough-on-Humber, ed una Durobrivan School a Water Newton, Cambs. wolf01
Cosh ha proposto, invece, un group influenzato dal Corinian Saltire School attorno ad Ilcester e nel Dorset, ed ha notato variazioni regionali all’interno della Corinian Saltire School.
Gli Autori optano per il termine Group. Essi nell’argomento Mosaic Groups sottolineano la loro preferenza per il termine group, piuttosto che per il termine school o per quello di officina; il termine group implica un concetto di stile regionale, alquanto vicino al concetto più ampio di traditions, espresso dal Dr David Smith, pioniere in questo campo, che, alla metà degli anni ’70 dello scorso secolo, individuava two major traditions, nel III secolo, nella Britannia settentrionale: una Western tradition basata su schemi pavimentali di griglie di ottagoni, ed una Eastern tradition basata su schemi a 9 pannelli.
abundantiaSmith individuò schools per quanto riguarda le evidenze di IV secolo.
Gli Autori non mancano di trattare le interrelazioni tra le schools.
Quanto agli schemi presenti nei mosaici della Britannia settentrionale, essi sono tipici del resto della Britannia, e consistono spesso in un taglio quadrato dello schema di base, costituito di semplici griglie di ottagoni, cerchi o quadrati.
Un altro schema di II secolo è basato su quadrati separati da più piccoli quadrati disposti in diagonale con stelle a 8 losanghe che riempiono gli interspazi. Questa tipologia doveva essere la base per molti dei più elaborati disegni di pavimenti di IV secolo del Midlands Group, tra cui schemi basati su ottagoni separati da rettangoli con quadrati disposti in diagonale con stelle di losanghe negli interspazi. E così via…
Gli Autori espongono criticamente le ipotesi di distribuzione già espresse da Smith e Johnson nei loro lavori, i quali avevano visto nei due contesti di Petuaria (vicus) e Isurium (Aldborough), rispettivamente i due centri principali attorno ai quali si sarebbero formati una Petuarian School ed un Isuarian-Petuarian Group; gli Autori propongono invece la più corretta terminologia di un Northern Group, che era quella già utilizzata da Smith nella sua tesi di dottorato del 1952, rimasta inedita.
Gli schemi principali di questo gruppo sono quelli radiali e schemi basati su quadrati fiancheggiati da rettangoli.
David Smith individuò una Durobrivan School nella piccola città di Water Newton (Durobrivae), i cui mosaici avevano schemi caratteristici incentrati su quadrati separati di piccoli quadrati con stelle a 8 losanghe negli interspazi.
Oggi gli Autori preferiscono parlare di un Midlands group termine già usato da Smith nel 1952, e presentano una tabella di distribuzione di schemi e motivi tipici del gruppo che presentano affinità con varianti regionali con implicazione di artigiani itineranti.
Per l’analisi di dettaglio si rinvia alla pag.20 e ss..
Gli Autori, infine, non mancano di trattare, come anche negli altri volumi, le tipologie architettoniche.

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