Egyptianizing Figurines from Delos. A Study in Hellenistic Religion

Book review
Title: Egyptianizing Figurines from Delos. A Study in Hellenistic Religion
Author: Caitlín E. Barrett
Publisher: Brill (Leiden - Boston) 2011
Reviewed by Antonella D'Ascoli in July 2012
Nota: La recensione completa è online su Academia.edu e sul JIIA Eprints Repository

Egyptianizing Figurines from Delos. A Study in Hellenistic Religion’ è opera di Caitlín E. Barrett, pubblicata dal celebre editore Brill (Leiden-Boston) nel 2011, nell’ambito della collana editoriale dei ‘Columbia Studies in the Classical Tradition’, volume 36.
L’opera, corposa ed approfondita, costituita da 731 pagine di testo, ci è sembrata particolarmente innovativa, in quanto l’argomento è analizzato, efficacemente, da molteplici punti di vista: in particolare, l’analisi iconografica della coroplastica egittizzante da Delo, non è fine a sé stessa, come nella stragrande maggioranza dei cataloghi di terrecotte figurate, ma è continuamente alimentata e suffragata dalla conoscenza della teologia e della liturgia del mondo religioso e cultuale dell’antico Egitto, in particolar modo, del periodo ellenistico greco-romano, sebbene antecedenti siano spesso, coerentemente, ricercati nell’Egitto faraonico.
Questo approccio, storico ed archeologico, estremamente interessante, puntuale ed analitico, permette di analizzare sotto una nuova luce i tipi iconografici, ricollocandoli nel contesto, fortemente cosmopolita, dell’isola di Delo, e dando per molti di essi una nuova, condivisibile, lettura, suffragata dalle fonti primarie, testuali ed iconografiche. Lavoro, questo della Barrett, che non passerà inosservato, poiché imporrà di revisionare il significato di molte iconografie egittizzanti, e dei loro relativi contesti, non solo ellenistici, ma anche del mondo romano (ci riferiamo, ad esempio, ai cd. ‘paesaggi nilotici’, alle terrecotte raffiguranti ‘negroidi’, notoriamente interpretati, rispettivamente, come amene scene di paesaggio fini a sé stesse, e come ‘figure grottesche o caricaturali’ e via dicendo, di cui l’Autore, invece, coglie il senso teologico profondo, dandone, così, una più corretta rilettura).
A pag.31 è l’Autore ad affermare che: ‘The nature of this research is interdisciplinary, spanning several fields: Archaeology, Egiptology, Classics, Epigraphy, and Art History’: quindi, la presente monografia ci offre, innanzitutto, una corretta e magistrale lezione di metodo nell’ambito degli studi sulla coroplastica.
Quanto all’Autore,
Caitlín E. Barrett, in quarta di copertina, è così presentata: ‘Ph.D. (2009) in Anthropology (Archaeology), Yale University, is Assistant Professor of Classics at Cornell University. Her recent publications address Egyptianizing cults in the Hellenistic Mediterranean, Egypto-Minoan trade, and Mesopotamian mortuary practices’.
Il volume si apre con una Table of Contents (v-xiii), estremamente nidificata, dei sei capitoli, ciascuno suddiviso in paragrafi, sottoparagrafi ed un sottoparagrafo finale di Conclusions

  1. 1.Introduction: Egyptianizing Cult at a Crossroads of Hellenistic Trade
  2. 2.Fabric Analysis: Evidence for the Local Origins of the Majority of Egyptianizing Figurines on Delos
  3. 3.Manufacturing Techniques, Technological Style, and the Question of Egyptian Coroplasts on Delos
  4. 4.The Eye of the Sun and the Inundation of the Nile: Iconographic Evidence for Egyptian Theology on Delos
  5. 5.A Contextual Analysis of the Findspots of Egyptian and Egyptianizing Terracotta Figurines on Delos
  6. 6.Conclusions: Syncretic Theology in Household Cult

Infine, le Appendici: Appendix A. ‘Timeline of Delian History’; Appendix B. ‘Catalog of Egyptian and Egyptianizing Terracotta Figurines and Plastic Vases from Hellenistic Delos’, con disegni delle terrecotte e relative schede catalografiche; Appendix C. ‘List of Unpublished Field Notes Cited’; una corposa ‘Bibliography’ (pagg.621-700); nonché Indices (‘Index of Divine and Personal Names’; ‘Geographical Index’, suddiviso in un indice generale ed uno specifico per i toponimi delle isole di Delos e Rheneia; ‘Index and Glossary of Selected Egyptian Terms and divine Epithets’; ‘General Index’; ‘Index of Selected Egyptian, Greek, and Latin Texts’); infine, le Tavole (Plates), con immagini, prevalentemente a colori, dei reperti esaminati; da ultimo, ‘Plans and Photographs of Architecture on Delos’.
Il capitolo primo è preceduto da Acknowledgments. Qui si può intuire il bacino di coltura, scientifico e multidisciplinare, in cui il presente studio si è sviluppato e da cui è stato alimentato; l’Autore esprime, pertanto, gratitudine al Professor John Coleman Darnell, con cui ha avuto numerose e proficue conversazioni relative ai concetti religiosi egiziani; al Professor Richard Burger per la sua profonda competenza nell’approccio antropologico ed archeologico alla religione; al Prof. Thomas Tartaron per aver introdotto l’Autore all’archeometria della ceramica; al Prof. Milette Gaifman, esperta in ‘Classical religious iconography’; al Prof. Roger Bagnall e ad altri.
Sul versante dei dati materiali: ‘My first introduction to Delian archaeology came from participating in Cécile Durvye’s 2006 excavation of the Aphrodision’.
Segue un tributo di riconoscenza a quanti hanno consentito la visione ed il controllo dei materiali da scavi precedenti, a Delos, nonché al Museo del Cairo, nonché a quanti hanno reso possibile la consultazione dei documenti di archivio dell’École Française d’Athènes; in particolare, a Panagiotis Hatzidakis, the director of the Delos and Mykonos Museums, nonché al Dr. Wafaa el-Sediq for permitting me to study the coroplastic collections.
Reports preliminari di questo studio sono stati presentati, dall’Autore, in prestigiose sedi scientifiche internazionali.
Nella nota finale l’Autore segnala alcuni titoli che non sono stati consultati poiché pubblicati quando il presente studio era già in corso di stampa: L.Bricault and M.J.Versluys, eds., Isis on the Nile: Egyptian Gods in Hellenistic and Roman Egypt (Leiden, 2010); S.Budin, Images of woman and Child from the Bronze Age: Reconsidering Fertility, Maternity, and Gender in the Ancient World (Cambridge, 2011); E. Teeter, Baked Clay Figurines and Votive Beds from Medinet Habu (Chicago, 2010).

Il Capitolo 1Introduction: Egyptianizing Cult at a Crossroads of Hellenistic Trade’ mette a fuoco le principali problematiche trattate nel volume, soffermandosi, nelle primissime pagine, sulla broad category of ‘domestic religion’, attuata mediante una varietà di pratiche cultuali: ‘Different households at the same site may display very different forms of domestic religious practice, depending on their inhabitants’ economic status or social roles’; differenze possono riscontrarsi all’interno di una regione tra comunità diverse e all’interno delle singole comunità: ‘Even a single home, a diversity of cultic activities may exist’.
Tali concetti sono suffragati, nelle note 1, 2 pagg.1-2, da una miriade di importanti studi accademici di ambito archeologico ed etnografico, base imprescindibile per un corretto approccio metodologico alla tematica in questione (Manzanilla,1996, esamina, nel sito di Teotihuacan, la varietà di rituali domestici e dell’iconografia religiosa from household to household; Masson,1999, analizza i resti faunistici per dimostrare che certe pratiche rituali erano appannaggio di
determinati gruppi elitari ed, inoltre, che il culto domestico poteva variare a seconda della condizione socioeconomica; interessantissimo Spence,2002, che dimostra come un gruppo di immigranti da Zapotec in Teotihuacan mantiene le proprie pratiche rituali preservando così, nel luogo di arrivo, la propria identità; Newell,1980, shows that different family members play different roles in the performance of household cult, ed, inoltre, che l’architettura domestica rispecchiava tali ruoli ed il relativo, diversificato, esercizio delle pratiche di culto; Bodel,2008, in un suo studio sulla religione domestica nel mondo romano, distingue tra pratiche rituali esercitate dai membri della famiglia, biologicamente affini, e dai membri della familia schiavile; anche Faraone,2008, distingue tra pratiche religiose del genos e quelle dell’oikos, ed all’interno di queste ultime egli osserva anche specializzazioni di genere).
Il presente volume esamina le diverse pratiche nell’ambito del culto domestico, della vita quotidiana, attraverso la coroplastica egittizzante da Delos (a nota 3 pag.2 un’utile differenziazione tra Egyptianizing ed Egyptian), qui analizzata non come prodotto storico-artistico, ma nel suo contesto religioso, culturale e socioeconomico.
L’inquadramento storico-politico di Delos (pagg.5-13), proposto dall’Autore, evidenzia l’interesse per l’isola della dinastia tolemaica sin dal 287 a.C.; questi si dimostrarono ben presto grandi evergeti; l’evergetismo verso l’isola subì una lieve flessione alla fine del III sec. e durante il II secolo, con una ripresa alla fine di quest’ultimo. Delos, già centro religioso specializzato nel culto di Apollo ed Artemide, fulcro politico-religioso della Lega delio-attica in età classica, porto commerciale in età ellenistica ‘one of the most important nodes in a trade network’, fu porto franco dal 167 (interessante la nota 13 a pag.6, in particolare, il concetto del ‘network of connectivity’ di Horden and Purcell,2000, in relazione alle reti commerciali all’interno del Mediterraneo, in cui i due studiosi ‘conceive of the Mediterranean as a region whose very ecological fragmentation, paradoxically, serves to unify it; people living in fragmented microecologies need to communicate and trade with each other in order to fill their needs and even out “the accidents of glut and dearth”, and the sea provides the connecting medium’; nonché Malkin,2009, che applica la Social Networks Analysis al Mediterraneo antico); e come porto franco richiamò mercatores italici ‘contributing greatly to the spread of Egyptianizing cults to Italy’; dal 146, dopo la distruzione del porto rivale di Corinto, l’isola divenne preminente nei commerci del Mediterraneo orientale (in nota 19 pag.7 una summa della bibliografia relativa ai prodotti mercantili, schiavi e merci di lusso, che lambivano Delos).
L’Autore, alle pagg.13-26, si sofferma sulle problematiche socio-giuridiche della comunità internazionale di Delos, luogo dello scambio di Greci, Romani, Fenici, Siriani ed Egiziani, la cui convivenza, e, talvolta, i matrimoni misti ‘encouraged the creation of highly cosmopolitan, syncretic religious milieu’; indaga, poi, l’area di provenienza dell’iconografia cui si ricollega la coroplastica egittizzante, individuando una maggiore adesione alla sfera religiosa Memphite, dove la casta sacerdotale era fedele ai sovrani tolemaici ed il loro rapporto caratterizzato da reciproci favori (alla nota 55, pagg.14-15, un’analitica disamina dei rapporti tra stato e tempio nell’Egitto tolemaico), del Basso Egitto, e a quella di Alessandria, in opposizione all’Alto Egitto (area di Tebe), dove spesso montava la ribellione contro la dinastia tolemaica; si trattava, comunque, di ambiti territoriali strutturati diversamente sul piano amministrativo sin dal periodo Predinastico (Upper Egypt developed toward a centralized, hierarchical state with a common set of ideological structures, whereas Lower Egypt remained disunified, relatively egalitarian, and less socially complex pag.22).
Quindi (pag.23) si precisa che le tradizioni egittizzanti a Delos promanano innanzitutto da Alessandria e/o dal Basso Egitto, ciò trova corrispondenza nell’enfasi conferita, nel cd. ‘Serapeion A Chronicle’, ‘on the Memphite origins of the priest’ che introdusse i culti di Serapide ed Iside a Delos.
L’opposizione alla dinastia tolemaica non era il risultato di tensioni etniche o sentimenti avverso i Greci (come hanno sostenuto alcuni studiosi, nota 57 pag.16), piuttosto l’Autore si allinea a quanti considerano l’etnicità, in particolare, le categorie di ‘Hellenic’ ed ‘Egyptian’, non in termini di condizione biologica, ma di cultura e di abilità linguistica (ricchissima bibliografia alle note 58 e segg., tra cui, Bagnall,1997b; e, a monte, Barth,1969, ‘who see ethnic groups as social and dynamic, rather than biological and static, constructs’). Nell’Egitto tolemaico esistevano davvero differenze di stato giuridico e di trattamento fiscale tra Greci (intesa come categoria allargata: cfr.: nota 64 pag.17) ed Egiziani (Clarysse,1992, refers to the taxation policy as “clear proof of official discrimination against the Egyptian part of population”, nota 62 pag.17); Vandorpe,2008, distingue tra ‘legal ethnic designation’ e ‘actual biological ancestry’. Thompson ha argomentato persuasivamente che l’apprendimento della lingua dei nuovi governanti conferiva diritto di accesso alla categoria degli ‘Hellenes’, e quindi, alle agevolazioni fiscali; alla nota 70 pag.18: ‘as Clarysse and Thompson state, “Hellene” was a tax status which could incorporate people of widely varied ancestry’...

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